“La normalità è un’invenzione di chi è privo di fantasia.”
Alda Merini (1931-2009), poetessa, aforista e scrittrice.

Cosa si intende per “normalità”?
Chi decide chi è “pazzo” e chi è “normale”?
E in base a quali criteri?

Nel 1973 lo psicologo David Rosenhan condusse un interessante esperimento a riguardo.
L’esperimento era diviso in due fasi.

Nella prima, 8 persone sane simularono di avere allucinazioni uditive, al fine di ottenere il ricovero in 12 diversi ospedali psichiatrici, localizzati negli Stati Uniti.
Furono tutti ricoverati e furono loro diagnosticati disturbi psichici.
Tutti furono costretti ad ammettere di avere una malattia mentale e ad assumere psicofarmarci.
Prima del loro rilascio, a tutti fu diagnosticata una forma di schizofrenia.

Nella seconda fase, uno degli ospedali coinvolti nella prima fase sfidò Rosenhan a inviare alcune persone sane e alcune malate: il compito dell’ospedale sarebbe consistito nell’individuare i sani e i malati.
Delle 193 persone inviate, l’ospedale ne riconobbe 41 come potenzialmente malate.
Rosenhan non aveva inviato alcuna persona potenzialmente malata.

Questo interessante studio conferma una delle leggi della persuasione codificate dallo studioso Robert Cialdini: la legge di riprova sociale.
Questa legge afferma che se nel contesto in cui vivi, la maggior parte delle persone dice, pensa o fa determinate cose, allora queste vengono considerate “normali” e tu ti adegui a esse, per evitare di essere escluso dal branco.

Sei proprio sicuro che la cosiddetta “normalità” sia la condizione migliore, più efficace o semplicemente sana?
Ti sembra normale, ad esempio, camminare per strada guardando uno smartphone, senza renderti conto di ciò che ti accade intorno?
Ti sembra normale, per fare un altro esempio, credere ciecamente a ciò che dice la televisione, solo perché tutti lo fanno o ne parlano?

Tieni anche presente che la cosiddetta “normalità” della massa è volutamente tarata verso il basso, verso la mediocrità.
Pensa a tutte quelle persone che non hanno idee proprie, ma fanno proprie le idee che sentono dagli altri o che leggono sui giornali.
Pensa a tutti quelli che, convinti che la vita debba essere fatta di sofferenze o che non esiste la felicità, ma brevi sprazzi di serenità, vivono una vita triste, noiosa e priva di emozioni.
Pensa a chi fa un lavoro che odia, solo perché anche gli altri lo fanno, senza mai osare nemmeno ipotizzare soluzioni alternative.

Il nome che ho scelto per il mio blog deriva da tutte queste considerazioni.
Sono fiero di definirmi “pazzo”, se questo significa pensare fuori dagli schemi, raggiungere obiettivi che altri definiscono impossibili, vivere una vita davvero felice.

Le “Idee di un pazzo” vogliono essere degli spunti per pensare “out of the box” e trasformare la propria vita in quello che merita di essere: un viaggio emozionante, entusiasmante, felice.
Come direbbe Steve Jobs, creatore del famoso slogan “Think different”, “Sii affamato, sii folle”.

E tu, vuoi essere “normale” o “pazzo”?