Professionalità” è una parola vaga, nel senso che non si tratta di una cosa concreta, materiale, che si può acquistare in un negozio.

Tecnicamente, si tratta di una “nominalizzazione”, ossia di una parola a cui attribuiamo il significato di una cosa, pur non essendo una cosa.

Le “nominalizzazioni” sono tantissime: etica, amore, educazione, amicizia, felicità, tristezza, trasparenza, ecc.

La caratteristica di queste parole è che, non essendo cose concrete, non possiedono caratteristiche universalmente riconosciute.

Al contrario, siamo noi ad attribuire a esse significati assolutamente soggettivi.

Ne consegue che ognuno di noi possiede specifici criteri per identificare cosa siano.

E tali criteri sono, spesso, gli stessi che adottiamo noi sulla nostra persona.

Ad esempio, noi riteniamo “professionale” una persona che nel lavoro adotta specifici criteri, che sono poi gli stessi che adottiamo noi.

Ne consegue che se una persona non adotta tali criteri, noi la giudichiamo immediatamente come “non professionale”.

A volte, noi stessi non siamo consapevoli dei criteri che ci guidano.

Per conoscerli, basta farsi delle semplici domande, come ad esempio “cosa deve fare una persona, nello specifico, affinché io la reputi professionale?”, “come si deve comportare una persona, nello specifico, affinché io la reputi simpatica?”, “che atteggiamenti deve avere una persona, nello specifico, affinché per me sia degna di fiducia?”.

Rispondere a queste domande non è semplice.

In primo luogo perché, a volte, gli atteggiamenti che ci fanno sembrare una persona “simpatica”, “professionale” o “degna di fiducia” sono inconsci e riguardano il tono di voce, le microespressioni facciali, persino, magari, come si veste.

In secondo luogo, perché bisogna rispondere a queste domande indicando atteggiamenti concreti ed evitando altre nominalizzazioni. Ad esempio, dire che una persona è “professionale” quando è “educata” non funziona, perché anche “educazione” è un concetto astratto e soggettivo, che va analizzato nel dettaglio.

Tenendo bene a mente questo discorso, ho deciso di interrogarmi sulle caratteristiche che una persona deve avere, a mio avviso, affinché io la giudichi professionale.

Caratteristiche che, ovviamente, io per primo metto in pratica.

Eccole di seguito:

1) Serietà.

Per “serietà” intendo che va bene qualche sorriso empatico, va un po’ meno bene se una persona che non conosco inizia a darmi pacche sulle spalle, a sparare parolacce come se non ci fosse un domani o a fare battute su argomenti delicati, quali il sesso, la religione, le idee politiche e via discorrendo.

Non puoi sapere quali sono i gusti personali e le convinzioni dell’altra persona, quindi meglio evitare.

2) Etica.

Una forte nominalizzazione, che io dettaglio in questo modo: per me una persona è etica quando mi propone prodotti o servizi che fanno realmente al caso mio o di cui ho davvero bisogno. Io stesso sono fermamente convinto del fatto che gli strumenti che propongo siano in grado di migliorare enormemente la vita personale e professionale delle persone e insisto sempre nel sottolineare che tali strumenti vanno usati a fin di bene e mai per fregare gli altri. Un altro esempio di etica che posso fare mi riguarda direttamente: a volte mi è stato chiesto di erogare determinati corsi a persone che, a mio avviso, non ne avevano bisogno. L’ho detto in maniera molto sincera, “perdendo” una facile fonte di guadagno immediato, ma “guadagnando” in credibilità, etica e, certo, professionalità.

3) Coerenza.

Questo è l’aspetto che, più di tutti, ritengo fondamentale. Spiegare nel dettaglio cosa significa è molto facile: coerente è la persona che fa quello che dice o, spiegata in altri termini, che rispetta la parola data.

Ad esempio, dire a qualcuno “ti chiamo in giornata” e poi non farlo rappresenta un esempio di poca coerenza.

Intendiamoci, l’imprevisto può capitare a tutti, e a volte è capitato anche a me: ho avvisato la persona che avevo un imprevisto e ho immediatamente proposto una nuova data per l’invio della mail, la telefonata o l’incontro.

4) Educazione.

Educazione, in questo caso, non significa “evitare di mangiare con la bocca aperta” o “evitare di appoggiare i gomiti sul tavolo mentre si cena”.

A livello professionale, secondo me, significa avere rispetto per il lavoro altrui.

Ad esempio, quando si riceve una proposta commerciale, trovo educato, se non interessati, rifiutare gentilmente.

Le uniche eccezioni possono riguardare quando si riceve il classico messaggio funnel, copia e incolla e privo di cuore, perché in quel caso è evidente che la persona sta facendo spam commerciale, senza nemmeno sapere chi ha di fronte.

Credo che, a livello professionale, rispondere sia una dimostrazione di buona educazione e di rispetto per il tempo, l’energia spesa e il lavoro altrui.

5) Rapidità.

A mio avviso, una persona professionale è quella che si dà un tempo massimo per rispondere alle email o ai semplici messaggi.

Questo tempo massimo può tranquillamente rientrare in 2-3 giorni.

Rispondere dopo una settimana (o anche di più) risulta poco professionale, perché tutti, anche le persone più impegnate, se vogliono trovano il modo e il tempo di rispondere.

Sicuramente, ci sono altri elementi che possono definire una persona come professionale, ma ho deciso di concentrarmi su quelli che, per me, sono imprescindibili.

Non ho volutamente citato l’esperienza o le competenze tecniche, perché ho imparato da tempo che avere tanti anni di esperienza o conoscere tante nozioni, non significa necessariamente essere professionali.