Oggi prendo spunto da un articolo postato su corriere.it (qui il link) per parlarti di educazione.
Cosa c’entra l’educazione, civica o meno, con la comunicazione?
Beh, è evidente: la tua educazione si esprime attraverso la tua comunicazione, verbale, paraverbale e non verbale!
Pensaci: quando giudichi qualcuno educato o maleducato, lo fai basandoti sulle sue parole, sul suo tono di voce, sugli atteggiamenti non verbali che utilizza.
E il tuo giudizio funziona così: se la persona si comporta come a te hanno insegnato essere educato, allora il tuo giudizio sarà positivo. Se invece mette in campo comportamenti che non rientrano nei tuoi insegnamenti di buona educazione, ne trarrai un giudizio negativo. Come sempre, sono le tue convinzioni a determinare i tuoi giudizi.
Va da sé, dunque, che il concetto di educazione è assolutamente soggettivo.
Prima di pensare che sei in disaccordo, sostenendo a gran voce che l’educazione è una cosa oggettiva che si basa su leggi non scritte universali e valide per tutti, fermati e analizza il mondo che ti circonda: vedi in giro solo gente educata o anche tante persone che, tu reputi, maleducate?
E secondo te, le persone che reputi maleducate, sanno di esserlo o pensano di essere perfettamente educate?
Ecco, queste semplici riflessioni ti dimostrano ciò che ti ho appena detto: l’educazione e la maleducazione sono fatti soggettivi.

Quando andavo a scuola, esisteva una fantastica materia, chiamata educazione civica.
Ti insegnavano, in modo semplice, alcune norme riguardanti i governi, i ruoli dei cittadini, l’educazione sanitaria e cose di questo tipo.
So che questa materia, dopo aver subito diversi cambiamenti, viene tuttora insegnata, nella misura di un’ora alla settimana.

Poco, decisamente poco.
Tanto più che, a mio avviso, ciò che andrebbe davvero trasmesso dovrebbe essere più un’educazione civile, che un’educazione civica.
Ossia, come comportarsi a tavola, alla guida, sui mezzi pubblici, nelle situazioni di emergenza, ecc.: cioè, come comportarsi in ogni situazione in cui siano presenti altre persone.

Cose che vengono tralasciate perché, teoricamente, in capo alla famiglia, ma questo è un altro discorso.

Dunque, ribadendo che l’educazione viene percepita come un fatto soggettivo, ci tengo a darti una mia personalissima definizione di questa parola, tralasciandone in questa sede l’etimologia latina: educazione è tutta una serie di atteggiamenti che in nessun modo possono dare fastidio agli altri, urtandone la sensibilità o limitandone la libertà.

Trovo poco educato, ad esempio, salire su un mezzo pubblico (tram, autobus, treno) e dovermi sorbire i fatti privati di chi parla al telefono a voce alta. Siamo ossessionati dalla privacy, e poi spiattelliamo in piazza tutta la nostra vita. Paradossale, no?
O ancora, mi hanno insegnato che, quando salgo su un treno o un aereo, e mi accorgo di essere seduto di fianco a qualcuno, è buona norma salutare. Lo faccio sempre, io per primo, e ne ottengo un saluto stupito da parte di chi ho vicino, come se salutare fosse qualcosa di impensabile.
Oppure, per me è cosa normale rispondere a una mail o a un messaggio nel giro di poche ore, al massimo nell’arco della giornata. Cosa che fanno ormai in pochi, perché “sono tutti così impegnati da non avere tempo di scrivere due righe”.

Piccoli gesti, che però fanno la differenza e dicono molto su chi sei.

E tu, sei uno di quelli che pensa di essere perfettamente educato e si lamenta della maleducazione dilagante?
Quando vai in giro parli dei fatti tuoi al telefono a voce alta?
Quando sali su un treno o un aereo, saluti chi ti siede di fianco?
In quanto tempo, mediamente, rispondi a una mail o a un messaggio?

Sono sempre più convinto che l’educazione civile, quella vera e di uso quotidiano, dovrebbe essere veicolata come materia fondamentale fin dalla tenera età, per educare esseri umani, che umani lo siano per davvero.

Certo, la domanda poi sarebbe: con quali criteri sceglierne gli insegnanti adatti?

Questo è un altro argomento e, magari, ne parleremo in un prossimo articolo.