Le parole sono ciò che usiamo per esprimere i nostri pensieri, le nostre intenzioni, perfino i nostri sentimenti.
Il linguaggio, infatti, è il codice che utilizziamo per trasmettere agli altri parte di quello che ci passa per la testa, per il cuore, per l’anima.
Nonostante alcuni studi, che, pessimamente interpretati, attribuirebbero alla comunicazione verbale solo una piccolissima importanza nella comunicazione interpersonale, essa è invece assolutamente fondamentale, tanto quanto quella paraverbale e quella non verbale.
Proprio per questo, tra l’altro, tengo un corso di Intelligenza Linguistica, che ti insegna a usare le parole giuste per entrare in relazione con ogni tipo di interlocutore, evitando malintesi e creando suggestioni positive.

A conferma dell’importanza della parola, nella nostra società usiamo espressioni come “ti do la mia parola”, “sono una persona di parola” o “parola mia”.
Tutte frasi che, in qualche modo, hanno l’obiettivo di instillare fiducia nell’interlocutore, in merito non solo a quello che sto dicendo o promettendo, ma anche relativamente alla mia persona in sé. Creiamo, cioè, un legame tra la parola e la nostra stessa identità: se ti dico che ti do la MIA parola, presuppongo che essa, in particolare, abbia un certo valore, proprio perché mia, quindi associata a me. Cosa ancora più esplicita quando dico che SONO una persona di parola, dove il legame con la mia identità diventa del tutto manifesto.

Ora, pensa a tutte le volte in cui qualcuno ti ha promesso qualcosa e poi non ha mantenuto la parola: come ti sei sentito?
E soprattutto, che idea ti sei fatto di quella persona?

Certo, gli imprevisti possono sempre capitare e, in questi casi, è proprio la parola a risolvere la questione: basta avvisare e si eviterebbero una serie di aspettative deluse, perdite di tempo e giudizi poco carini.

E invece, conosco personalmente molte persone la cui parola, nella vita e nel business, vale meno di zero.
Ci sono quelli che ti dicono “ti chiamo tra poco” e scompaiono.
Quelli che ti dicono “passo da te tra le 10.00 e le 11.00” e non li vedi più.
O ancora peggio, quelli che ti dicono che verranno a un appuntamento e non si presentano, o inventano una scusa all’ultimo minuto.
E gli esempi possono continuare all’infinito.

L’importanza che queste persone danno alla loro parola è, evidentemente, zero.
E poiché la correlazione tra la tua parola e chi sei è un fatto naturale, è la tua identità, di fronte a comportamenti del genere, a essere messa in discussione.
Il tutto, senza nemmeno citare una qualsivoglia forma di rispetto per l’interlocutore che, magari, “ti ha preso in parola” (tanto per restare in tema).
Già, perché è chiaro che se sei uno che fa quello che dice (e non dice quello che fa, cosa assai più diffusa), ti aspetti dagli altri un comportamento analogo.
Tanto più che se con questa gente sei tu a comportarti come loro, sono i primi a fartelo notare con disappunto.

La coerenza tra ciò che dici e ciò che fai indica, in toto, la tua coerenza come essere umano.
Indica quanto sei degno di fiducia da parte degli altri, o quanto, d’altro canto, sei solo uno che “se la canta e se la suona”, un “quaqquaraqquà” o, semplicemente, una persona inaffidabile.

E tu, nella vita personale e professionale, vuoi circondarti di persone inaffidabili, degne di poca fiducia e che ti fanno perdere tempo?
Oppure, preferisci circondarti di persone la cui parola ha un peso, che fanno ciò che dicono e sono degne del rapporto con te?
Io la mia scelta l’ho fatta tempo fa e, inevitabilmente, ha portato all’esclusione o al “declassamento” di alcune relazioni portate avanti nella speranza di un cambiamento.

Tu, oltre a scegliere a livello teorico l’ovvia direzione utile, poi nella vita come ti comporti?
La tua parola è seguita dalle tue azioni o si perde come una nuvola nel cielo?
Perchè se così fosse, sappi che la percezione che le persone avranno delle tue parole sarà la stessa di quella che avranno di te come persona: solo fumo.